Alla scoperta di Cava d’Ispica

MircoMannino/ Gennaio 4, 2019/ Città tardo barocche del val di noto, Ispica, Modica, Modica, Provincia di Ragusa/ 0 comments

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Ciao amici miei! Oggi vi porto a Cava d’Ispica, una profonda vallata fluviale che incide l’altopiano Ibleo per 13 km, estendendosi con orientamento Nord/Sud-Est tra i territori di Modica e Ispica.
La storia di questa cava si perde nei millenni.
Alla luce di alcune testimonianze archeologiche, si pensa che i primi ad abitare la Cava furono i Sicani, i quali successivamente cedettero l’area a un nuovo popolo dominatore della Sicilia: i Siculi. L’area fu abitata fino al terremoto del Val di Noto del 1693, dopodiché gli abitanti si spostarono nella città di Ispica, all’epoca chiamata Spaccaforno. Da lì in avanti la cava andò sempre più spopolandosi.

La ricchezza archeologica dell’area, caratterizzata dalla presenza di resti abitativi in grotta, necropoli di varie età, castelli e monasteri rupestri, fanno di questa Cava un patrimonio di ineguagliabile valore. A rendere ancora più magica l’area vi è una fitta vegetazione di macchia mediterranea che dà vita all’intera Cava. Splendidi carrubi, ulivi, salici e pioppi si possono facilmente incontrare lungo l’escursione all’interno della Cava. L’esistenza di una flora vastamente rigogliosa è data dalla presenza di due grossi torrenti: il Pernamazzoni e il Busaitone, i quali furono sfruttati dalle popolazioni autoctone per la produzione di alberi da frutto e per l’allevamento. Non è difficile, difatti, passeggiare per la Cava e trovare degli alberi di mandarino, di arance, albicocche o noci che crescono a fianco dei torrenti.

Se mai un giorno vi troverete nella zona della Cava d’Ispica, ecco a voi una lista di cosa necessariamente deve essere visto almeno una volta!

1: Il Ginnasio

Ingresso

Datato attorno al IV secolo a.C. (età ellenistico – romana), il Ginnasio è un’importante testimonianza della presenza greca nella Cava d’Ispica.

Interno


L’area è caratterizzata dalla presenza di due grossi cameroni. Il camerone di destra, parzialmente crollato, presenta sedili perimetrali alle pareti e alcune vasche per abluzioni riservate agli studenti del Ginnasio. Il camerone di sinistra, quello meglio conservato, conduce in una profonda sala con sedili perimetrali, dove sulla parete destra si può notare l’incisione”PRE”, mentre sulla parete sinistra l’incisione “NEO”, ad indicare rispettivamente i posti riservati agli anziani, i Presbyteroi, e ai più giovani del Ginnasio, i Neoteroi.

La scritta “NEO” in parte leggibile

La scritta “PRE”

 

Vi sono inoltre altre incisioni in Greco, ma io il Greco non lo conosco quindi lascio a voi la traduzione!

L’area destra del Ginnasio, parzialmente crollata, presenta sedili perimetrali alle pareti e alcune vasche per abluzioni riservate agli studenti del Ginnasio.

Il Ginnasio non era semplicemente un luogo di insegnamento, ma anche un luogo di incontro dove la comunità locale si riuniva in assemblee.

2: Le Catacombe della Larderia

Le Catacombe della Larderia sono, dopo quelle di San Marco a Ispica e dopo quelle di San Giovanni a Siracusa, tra i complessi sepolcrali più grandi di tutta la Sicilia.

L’area, datata tra il IV e il V secolo dopo Cristo (periodo Romano – Bizantino) conta circa 450 loculi ed è caratterizzata dalla presenza di tre vasti corridoi, di cui il centrale – scavato in periodi differenti – raggiunge l’estensione di 40 metri. All’interno di questo corridoio vi sono numerosissime tombe incassate nel terreno o alle pareti, fino a giungere a delle tombe a baldacchino. La presenza di questi sepolcri monumentali fa pensare come già allora vi fosse il concetto di meritocrazia all’interno della comunità abitativa. Evidentemente questi sepolcri furono riservati a personaggi illustri o a dei capo villaggio della comunità. Analogamente si può notare come nel corridoio di sinistra vi siano due tombe ad arcosolio polisomo, appartenenti, come nel caso delle tombe a baldacchino del corridoio a centrale, a personaggi illustri o importanti per la comunità.

Corridoio centrale

Tombe a baldacchino

Tomba a baldacchino

3: Le Grotte Cadute

Le grotte cadute sono complessi abitativi di età medievale ( XI- XIV sec. d.C.) collegati tra loro tramite scale e botole. Una parte del prospetto è crollato, questo è il motivo per cui sono state soprannominate “Grotte Cadute”.

Prospetto in parte crollato

Dettaglio

Dettaglio interno

Mortaio

4: La Grotta dei Santi

Interno.

La Grotta dei Santi, situata in contrada Baravitalia, rappresenta un importante esempio di arte rupestre. L’area è datata attorno alla conquista normanna (XI sec. d.C.) e probabilmente fu creata come luogo di culto delle comunità locali per nascondersi dai popoli invasori e continuare a professare la propria fede.

La grotta presenta un vano quadrangolare con numerose nicchie a terra, probabilmente utilizzate come contenitori di cereali e altri alimenti, su cui poi veniva posta una pedana di legno.

Alle pareti sono presenti le raffigurazioni di trentatré santi, dipinti probabilmente da un’unica mano. Gli affreschi purtroppo versano in stato precario, in quanto vandalizzati da dei ladri che – per credenza popolare – pensavano che dietro le figure dei Santi vi fossero nascoste delle monete.

San Pietro

Santa Lucia

5: La tomba a finti pilastri

Ingresso

Tomba datata attorno al 1800 a.C. , è caratterizzata dalla presenza di cinque finti pilastri a sinistra e quattro sulla parete destra. Per alcuni, questi pilastri dovrebbero rappresentare degli alberi, atti a simboleggiare dunque la vita che si ripresenta dopo la morte. L’interno presenta una piccola nicchia che doveva fungere da ossario. La singolarità di questa tomba fa pensare che il personaggio sepolto fosse un uomo illustre o degno di interesse, tanto da essere anche nominata “La Tomba del Principe”.

6: Il Castello d’Ispica (o Castello Sicano)

Erroneamente chiamato Castello Sicano, è un complesso rupestre di età medievale (XI- XIV sec. d.C.) distribuito su cinque livelli scavati in una parete rocciosa alta trenta metri e collegati tra loro attraverso gallerie e botole. L’imponenza di quest’opera fa supporre che a realizzarla fu necessaria più di una generazione di persone per completarla. Lo scopo di questa struttura fu probabilmente di difesa e di controllo dell’area in caso di un’eventuale invasione nemica.

Porta

Esterno

Tunnel

Scala conducente al piano superiore

Purtroppo, lo stato completamente di abbandono in cui versa la Cava è piuttosto preoccupante. Mancanza di indicazioni o di cartelli all’interno del percorso, sentieri poco riconoscibili, aree completamente inaccessibili e invase dalla vegetazione (come il Monastero rupestre) e, soprattutto, la presenza di un personale incompetente e disinteressato all’area presso la quale lavorano (sia al Parco Forza – ingresso Sud – che al Parco Archeologico – ingresso nord), deludono per certi versi le aspettative, anche se va detto che l’esperienza all’interno della Cava d’Ispica è unica e irripetibile.

Va comunque detto che l’area della Cava d’Ispica è immensa, immersa nella natura, di difficile approdo e dunque di difficile gestione. L’ipotesi di una campagna di scavo sull’intera area, ancora non del tutto portata a luce, è pressocché utopica. A tal proposito Giovanni Modica disse: “La spesa per condurre a termine un’impresa di questo genere – e cioè una esplorazione scientifica del sito archeologico – è tale da non farla prendere neppure in considerazione”. 

… A te

Video:

 

 

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