Articolo zero : Scicli

MircoMannino/ Novembre 20, 2018/ Città tardo barocche del val di noto, Provincia di Ragusa, Scicli, Scicli/ 0 comments

Ciao bellissimi, ecco a voi il primo articolo del mio blog!
Essendo – come detto – il primissimo articolo, sarà un’accozzaglia disorganizzata e patetica di frasi sconnesse tra di loro, ma va bene così e ne sono consapevole 🙂
Buona accozzaglia!

Veduta da Santa Maria la Nova

In questi primi giorni ho avuto modo di girare in lungo e in largo questa fantastica quanto graziosa cittadina della Sicilia sud-orientale: Scicli! Famosa oltremodo negli ultimi tempi grazie alla fiction di Montalbano, oltre che all’inserimento dei Patrimoni delle città tardo barocche del Val di Noto, Scicli è cresciuta negli ultimi anni di una popolarità sempre maggiore. Ora, in questo articolo vi voglio indicare quelli che a mio avviso sono i posti che più mi hanno affascinato di questa cittadina!

Scicli, vista notturna

1: La chiesa di San Matteo
Situata sull’omonimo colle dove anticamente sorgeva la città, la chiesa di San Matteo si erge dominante sull’intera Scicli, rendendola l’icona del paese. Essa, assieme all’intera cittadina, fu distrutta dal terremoto del Val di Noto del 1693 e successivamente ricostruita per volere degli sciclitani nell’esatto luogo su cui originariamente era stata edificata.

Accedere alla chiesa è semplicissimo, a parte la piccola strada in salita che bisogna percorrere, che se fatta a stomaco vuoto o stomaco pieno vi spezzerà comunque il fiato. Il piacere tuttavia di camminare per questa strada che conduce alla città antica, fino a raggiungere l’antico piazzale della chiesa è qualcosa di veramente impagabile. La chiesa, purtroppo, non è visitabile al suo interno; se volete fare i pazzi e arrampicarvi sul cornicione e godere di una bellissima vista potete farlo tranquillamente, è più facile a farsi che a dirsi 😉

Giunti sul colle le cose che si possono fare sono infinite: continuare per il sentiero che costeggia la chiesa e raggiungere il Castellaccio e il Castello dei tre Cantoni, o proseguire per tutte quelle strade e stradine che ci sono attorno alla chiesa e scoprire gli antichi abitati che una volta costituivano la città di Scicli. Seguendo una particolare strada, si possono trovare addirittura delle antiche gradinate che conducevano al piano sottostante, sul lato del quartiere di San Bartolomeo, fiancheggiate da diversi schieramenti di grotte disposte lungo il fianco del colle.

 

Qui sotto il video di presentazione di Scicli e della Chiesa di San Matteo 🙂

 

 

Tramonto visto dal Castellazzo

Tramonto visto da San Matteo

Sperone roccioso sul colle di San Matteo

Qui sotto il video sul Castellazzo e Castello dei Tre Cantoni! 🙂

2: Chiafura

Interno di una grotta

Pieno di fascino è anche il parco archeologico di Chiafura, uno degli svariati esempi di arte rupestre presente nella fascia orientale della Sicilia, o per essere un minimo più precisi, nella fascia iblea. Ubicata sul fianco del colle di San Matteo, Chiafura inizialmente fu una necropoli sicula ( databile tra il V e il VII secolo dopo Cristo) e successivamente con la conquista araba (864 d.C.) assunse le forme di abitato vero e proprio. Questo avvenne come tentativo di difesa contro i popoli invasori, lasciando gli insediamenti marini per arroccarsi in forma più sicura nell’entroterra. Questo fenomeno è stato definito “incastellamento”. Si pensa difatti che il Castello dei tre Cantoni (situato poco sopra Chiafura) fosse stato edificato proprio con questo scopo di difesa e di controllo dell’area urbana contro il nemico.
Questa storia, vedremo durante il viaggio, si ripresenterà in moltissimi altre località della Sicilia.

3: Convento di Sant’Antonino

Sorprendentemente affascinante – e qui cado forse troppo nel personale, però è una mia debolezza – è il Convento di Sant’Antonino. Dedicato a Sant’Antonio da Padova, ma volgarmente denonimato di “Sant’Antonino” è forse la struttura religiosa più interessante presente sul territorio sciclitano.

Su di esso aleggia un’incredibile aura di magia che ha fatto sì che esso sopravvivesse al disastroso sisma del 1693 rimanendo in piedi fino ad oggi. Ironia della sorte, una gemma preziosa come questa, esempio vivente di un’architettura dimenticata o completamente perduta, è totalmente lasciata in stato di abbandono.
Eppure c’è.
La viabilità non è ciò che una persona propriamente desidera, dato che bisogna, anzi, si deve percorrere per un piccolo tratto i binari della ferrovia per potervi accedere e successivamente duellare con le erbacce e i rovi, diventati i veri padroni dell’intera area. Ciò che si ha di fronte è tuttavia qualcosa di veramente impagabile. Quello che rimane dell’edificio e della Chiesa, costruiti nel 1300, e della cupola, costruita nel 1400, trasudano di fascino, meraviglia nonché allo stesso tempo di oblio. Sì, perché più il tempo passa, più questi pregi sono sempre più dimenticati e a rischio della loro esistenza. Trascorre il tempo, le generazioni si susseguono l’una dopo l’altra e noi non facciamo altro che stare a guardare questo lento ma inesorabile processo di decomposizione. Chissà, magari quando saranno rimaste quattro pietre una addossata sull’altra qualcuno dal suo comodo guanciale si sveglierà urlando:
– È ora di voltare pagina! È ora di cambiare questa storia e di riportare alla luce il nostro convento!
Sarà troppo tardi?

A te

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