Modica e… una cascata tra Scicli e Modica!

MircoMannino/ Dicembre 4, 2018/ Città tardo barocche del val di noto, Modica, Modica, Provincia di Ragusa/ 0 comments

Ciao amici!
Oggi vi voglio portare in un posto davvero affascinante: La Conca del Salto.
Situata tra Scicli e Modica, nella strada detta della Ciumara, si può notare – con sommo stupore per chi percorre questa strada per la prima volta – una splendida vallata immersa nella natura, con tanto di cascata scrosciante e carica d’acqua.

L’accesso non è semplice da individuare, ma una volta trovato l’ingresso e percorso il fiume a ritroso, lo spettacolo che si presenta di fronte ai vostri occhi lascia senza parole.
Mai mi sarei aspettato di trovare in Sicilia una cascata, a bordo strada per giunta!

Nei pressi della cascata, per chi è appassionato come me in attività quali lo SCAPICOLLARSI, vi è grotta davvero interessante e ampia, di accesso piuttosto impegnativo, specie se nei giorni precedenti ha piovuto e di conseguenza le rocce sulle quali bisogna aggrapparsi sono umide e scivolose. Ma se sono ancora qua a parlarne con voi, vuol dire che poi così tanto rischiosa questa grotta non lo è! 🙂



Proseguendo per la strada della Ciumara si arriva a Modica, una cittadina appartenente alla categoria delle Città Tardo Barocche del Val di Noto, divenuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2002. Le città che rientrano in questa categoria sono, oltre a Modica:
Scicli;
Ragusa;
Militello in Val di Catania;
Palazzolo Acreide;
Noto;
Catania;
Caltagirone.

Etna vista da Frigintini, nei pressi di Modica.

Sulle origini di Modica bisogna risalire fino alle fatiche di Ercole, in particolare nella decima, quando Ercole dovette rubare i buoi di Gerione. Una volta effettuato il furto, questi buoi gli furono a sua volta rubati in Italia. Ercole allora si rivolse a una giovane donna greca, di nome Motia, la quale gli rivelò che i buoi erano nascosti in Sicilia. L’eroe allora per sdebitarsi fondò tre città in suo onore:
Mozia nei pressi di Marsala, Mozia nei pressi di Agrigento e Mozia nella Sicilia sud-orientale, che nel tempo cambiò nome in Modica.

Storicamente questa città ebbe un ruolo di rilievo, quando nel 1296 sotto il dominio dei Normanni, divenne capitale della Contea (istituzione che durò fino agli inizi dell’Ottocento).
Ben presto la Contea di Modica divenne uno degli stati feudali più grandi e importanti di tutto il Mezzogiorno, avente i territori di tutta la provincia di Ragusa, fino a toccare altre città dell’isola situate sul versante occidentale, quali Alcamo e Calatafimi.
Con il terremoto del Val di Noto del 1693 gran parte della città fu rasa al suolo e ricostruita in chiave Barocca.

Duomo di San Giorgio, considerato il simbolo del Barocco siciliano

Oggi Modica si presenta come una città davvero gustosa, caratterizzata – oltre che da cibo delizioso – dalla presenza di infinite e caleidoscopiche scale che collegano la parte alta della città (Modica bassa) con quella alta (Modica Alta) fino ad arrivare al Pizzo – il punto più alto della città – da cui si gode una meravigliosa vista su tutta la cittadina.

Tramonto su Modica, visto dal Pizzo

Fino ai primi del Nocevento, Modica veniva soprannominata “La Venezia del Sud”, in quanto caratterizzata dalla presenza di un torrente – il Moticano – e da svariati ponti che lo sovrastavano in maniera da collegare una sponda con l’altra.
In seguito tuttavia all’alluvione del 1902, si stabilì di cementificare il torrente, cambiando in maniera irreversibile l’aspetto della città. Mentre una volta si poteva passeggiare per corso Umberto I (il centro nevralgico di Modica) e osservare il corso del torrente poggiando i gomiti sul corrimano di uno dei tanti ponti, ora a sostituire questa immagine vi è il traffico cittadino.
Ma in fondo, nulla è destinato a durare.
Devo ammettere, ad essere sincero, che sarei davvero curioso di poter vedere con i miei occhi la Modica di un tempo, catapultarmi come per magia prima di quella disastrosa alluvione e ammirare con tanto d’occhi quella che allora veniva chiamata “La Venezia del Sud”.

Video:

… A te

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